dr. Gaspare Monaco

dr. Gaspare Monaco

Medico chirurgo oftalmico dell'Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico

Ghiandole di Meibomio: i sintomi della disfunzione e le cure più efficaci

La disfunzione delle ghiandole di Meibomio può portare alla sindrome dell'occhio secco. Capirne i sintomi permette di scegliere la cura adeguata.
ghiandole di meibomio

Le ghiandole di Meibomio sono le ghiandole interne al bordo palpebrale, utili per la produzione delle lacrime.

L’equilibrio sebaceo del film lacrimale viene garantito da queste ghiandole: quando non svolgono correttamente il loro lavoro, ossia quando hanno una disfunzione, si ha la comparsa dell’occhio secco, più precisamente nella forma evaporativa.

Non parleremo in questo articolo della sindrome da occhio secco correlata alla sindrome di Sjögren: potete comunque approfondire le altre forme a questo link.

Vediamo ora nello specifico la funzione delle ghiandole di Meibomio, per poi comprendere in cosa consiste la loro disfunzione e come curarla efficacemente.

Ghiandole di Meibomio

ghiandole di meibomio

La ghiandola di Meibomio si trovano nei tarsi palpebrali, più comunemente noti come palpebre.

Presenti in misura maggiore nella palpebra superiore, queste secernono lipidi e proteine, che vengono distesi sulla superficie più esterna del film lacrimale per proteggere l’occhio.

Le ghiandole di Meibomio sono, dunque, fondamentali per mantenere un’idratazione oculare costante.

Come vedremo adesso, la loro disfunzione può essere causata da vari fattori.

Cause della disfunzione delle ghiandole di Meibomio?

La disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD) può essere causata da:

  • età avanzata;
  • differenze e disordini ormonali (la MGD è più frequente nelle donne, principalmente in menopausa o gravidanza);
  • trattamenti farmaceutici topici (applicati direttamente sull’occhio);
  • dislacrimia.

La dislacrimia – l’evaporazione lacrimale eccessiva – è la causa più frequente, data dalle ostruzioni nei dotti delle ghiandole, che impediscono la secrezione corretta delle proteine e dei lipidi.

Sintomi della MGD

I sintomi comuni che si presentano nella disfunzione delle ghiandole di Meibomio sono:

  • irritazione;
  • ipersecrezione lacrimale (secrezione eccessiva) di notte, al mattino e durante l’utilizzo del computer;
  • iposecrezione lacrimale (secrezione insufficiente) durante il giorno;
  • occhio stanco e pesante;
  • sensazione di corpo estraneo dentro l’occhio.

Anche l’utilizzo eccessivo delle lenti a contatto può portare a questa condizione, tanto da provare un forte fastidio che porta ad interrompere il loro utilizzo.

Spesso questa disfunzione non viene riconosciuta immediatamente, manifestando sintomi lievi che non permettono di rendersi conto del problema.

Tuttavia, trattarla nelle prime fasi permette di curare la sindrome dell’occhio secco in modo più efficace, prima che le alterazioni delle ghiandole di Meibomio diventino irreversibili e di più difficile gestione, portando ad atrofizzazione delle stesse.

La prima cura: un’alimentazione sana

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Nelle prime fasi si consiglia generalmente di curare l’alimentazione, associandola all’utilizzo di colliri specifici che vengono prescritti durante la visita specialistica.

L’assunzione di Omega 3, grassi essenziali presenti nel pesce e in alcune tipologie di frutta secca, aiuta la secrezione dei lipidi, utili per mantenere l’equilibrio chimico del film lacrimale.

Il calore può essere utile per fluidificare le secrezioni che, in questa condizione, sono più dense rispetto a quelle dei soggetti sani. Quando la densità delle secrezioni è particolarmente densa, si fa ricorso al trattamento con luce pulsata.

Occhio secco e luce pulsata

La luce pulsata (IRPL) viene utilizzata nelle fasi più avanzate della degenerazione, quando si è già sviluppata la sindrome dell’occhio secco.

Questa permette il ripristino delle funzioni delle ghiandole di Meibomio, fluidificando le secrezioni e permettendo un deflusso corretto delle lacrime.

Attraverso il riscaldamento dei dotti escretori delle ghiandole oltre i 43°, la luce pulsata stabilizza la composizione del film lacrimale ed elimina i microrganismi presenti nel bordo palpebrale, anche essi causa del mantenimento di MGD.

Le sedute possono essere 3 o 4 in base alla gravità del problema; dopo la prima seduta, sarà necessario sottoporsi al trattamento passati:

  • 15 giorni;
  • 45 giorni;
  • 75 giorni (facoltativa).

Sarà necessario, infine, sottoporsi ad un trattamento ogni anno, per mantenere l’effetto ed il beneficio ottenuto: le sedute sono indolori e già dalla seconda si riscontrano i primi risultati soggettivi.

Per potersi sottoporre a questo trattamento, è necessario prenotare una visita specialistica per accertare l’effettiva esigenza del paziente con diversi test, che vedrete qui di seguito.

Test lacrimali per la diagnosi

Per la verifica della disfunzione delle ghiandole di Meibomio è necessario sottoporsi a:

  • test di Schirmer;
  • meibografia;
  • Break up Time Test;
  • test dell’osmolarità del film lacrimale (TearLab);
  • test con lissamina verde e fluoresceina della superficie oculare.

Un test di Schirmer positivo indica la presenza di occhio secco: si svolge applicando una striscia di carta nel fornice inferiore per 5 minuti, che verrà impregnata di secrezioni lacrimali.

Un quantitativo inferiore ai 5mm di lacrime definisce l’iposecrezione lacrimale, che andrà confermata con gli altri test.

La meibografia consente, come suggerisce il nome stesso, di analizzare le ghiandole di Meibomio: tramite transilluminazione della palpebra con luci infrarosse, si valutano le zone deficitarie delle ghiandole, rapportando i risultati ad una scala di valori di riferimento.

Il Break up time test (NIAvg BUT) misura, invece, il tempo di rottura del film lacrimale tra un ammiccamento ed il successivo: il paziente dovrà osservare il più a lungo possibile una mira in un topografo, che valuterà la disposizione del film lacrimale e il tempo di evaporazione nei diversi punti.

Con il test per l’osmolarità lacrimale si misura la concentrazione di soluti del film lacrimale, che in un occhio sano ha un valore uguale o inferiore ai 300 mOsm/L: quando supera grandemente questa soglia, si parla di iperosmoralità lacrimale, caratteristica principale della disfunzione delle ghiandole di Meibomio.

I test con lissamina verde e fluoresceina, a seguito di una colorazione corneale, permettono di individuare lesioni e graffi causati dall’occhio secco, attraverso una luce blu che cambia colore nelle zone danneggiate.

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