dr. Gaspare Monaco

dr. Gaspare Monaco

Medico chirurgo oftalmico dell'Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico

Calazio e orzaiolo: differenze e cure più idonee

Il calazio ha sintomi simili all'orzaiolo, ma sono patologie distinte, con zone di insorgenza diverse: distinguerli porta a curarli bene e in modo definitivo.
calazio

Calazio e orzaiolo: le loro differenze permettono di riconoscerli facilmente e procedere con le cure più idonee.

Il calazio è un’infiammazione benigna dell’occhio che può essere facilmente confusa con l’orzaiolo: alcuni indicatori permettono però di riconoscerlo facilmente e procedere con una cura efficace.

Entrambe le condizioni, infatti, hanno sintomi simili, ma cure diverse: solitamente è sufficiente procedere con impacchi e farmaci specifici per la risoluzione, ma nei casi di calazio recidivante può essere utile comprenderne l’origine per prescrivere una terapia corretta.

Vediamo insieme in cosa consiste dunque, spiegando anche le differenze tra calazio e orzaiolo.

Il calazio

calazio occhi

Il calazio si presenta come un lipogranuloma (o cisti) in corrispondenza del margine palpebrale: interessa le ghiandole di Meibomio, non è una patologia infettiva e si presenta a carattere cronico.

Si può manifestare sia nella palpebra superiore che nella palpebra inferiore e nella parte interna o esterna: considerando che questa condizione è caratterizzata da un’ostruzione dei canali delle ghiandole di Meibomio, in termini medici viene anche chiamata cisti di Meibomio.

L’ostruzione, dunque, impedisce la fuoriuscita del liquido secreto dalle ghiandole, creando una zona di ristagno del fluido con conseguente cisti.

Generalmente si riassorbe autonomamente in un lasso di tempo compreso tra le 2 e le 8 settimane e raramente si prolunga oltre questo termine.

Calazio e orzaiolo: differenze

A differenza del calazio, l’orzaiolo ha origine infettiva: è comune, però, la trasformazione dell’orzaiolo in calazio.

Entrambe le condizioni si presentano con:

  • iperemia (aumento del flusso sanguigno in una determinata zona);
  • edema (accumulo di liquido in uno spazio);
  • tumefazioni.

La differenza principale è nel loro esito:

  • calazio: tende a diventare una piccola cisti indolore al centro della palpebra;
  • orzaiolo: tende a posizionarsi sul margine palpebrale, spesso associato a dolore e fastidio.

L’orzaiolo, inoltre, interessa raramente le ghiandole di Meibomio, ma principalmente quelle di Zeis o di Moll, e manifesta una crescita molto più veloce: inoltre non cronicizza come il calazio che a volte, per questa sua natura degenerativa, necessita di intervento chirurgico.

Correlazione tra calazio e occhio secco

calazio palpebra superiore

Similmente alla condizione clinica nota come occhio secco, il calazio interessa le ghiandole di Meibomio.

Nonostante sia una condizione facilmente risolvibile, il calazio cronico (come anche la blefarite) può alterare l’equilibrio lipidico del film lacrimale, fino alla sindrome dell’occhio secco.

I sintomi del calazio

Il calazio per definizione non presenta dolore: è facilmente verificabile in quanto si presenta una tumefazione sopra la palpebra particolarmente visibile.

Come detto prima, può essere facilmente confuso con l’orzaiolo dai pazienti, in quanto presenta edema e arrossamento: è possibile che si avverta anche dolore per un piccolo ascesso, ma non per il calazio in sé.

Quando l’edema è di dimensioni notevoli, è possibile si verifichi anche:

  • un leggero annebbiamento visivo (dato da compressione dell’edema sulla cornea);
  • una riduzione del campo visivo data da ptosi palpebrale meccanica (ovvero l’abbassamento della palpebra determinato dalla lesione).

Cause del calazio

L’insorgenza della tumefazione da calazio è data dal ristagno delle secrezioni lipidiche in una determinata area dell’occhio.

Questa condizione può essere causata da:

  • disfunzioni tiroidee;
  • disordini alimentari e disfunzioni intestinali;
  • condizioni sistemiche (dermatite seborroica, acne rosacea, leishmaniosi, tubercolosi).

È molto comune che questa condizione si associ a blefariti, soprattutto se queste hanno carattere cronico.

La diagnosi

La diagnosi di calazio è principalmente clinica.

In caso di recidive lo specialista può ricorrere ad esame istologico, in quanto è possibile che questa non sia una manifestazione a sé stante, ma nasconda altre lesioni di entità e gravità differente.

Per questo in diagnosi differenziale si prendono in considerazione altre condizioni del paziente, come:

  • cheratosi seborroica;
  • papilloma;
  • cisti da inclusione epiteliale;
  • reazioni infiammatorie;
  • granuloma necrotizzante;
  • idrocistoma.

Il calazio recidivo, infatti, può mascherare malattie di gravità variabile come:

  • un carcinoma basocellulare;
  • un linfoma;
  • un carcinoma sebaceo.

È molto importante, dunque, non sottovalutare il problema, in quanto le terapie possono essere differenti.

Come curare il calazio

calazio cura

Come già anticipato, le terapie possono essere diverse in base alla recidività della condizione o alla correlazione con altre patologie, anche se generalmente il calazio tende alla risoluzione spontanea nel giro di 2-8 settimane.

Terapia antibiotica e corticosteroidea

Quando il calazio non si risolve spontaneamente si ricorre all’utilizzo di farmaci corticosteroidei, con eventuale chirurgia associata: questa tipologia di farmaci non può essere utilizzata nei casi di oftalmie purulente.

Nei casi in cui la patologia sia associata a blefarite, si ricorre invece a terapia antibiotica per eliminare l’infezione.

Luce pulsata IRPL

Considerando che il calazio è caratterizzato da un’ostruzione delle ghiandole di Meibomio, il trattamento di luce pulsata (IRPL, intensed regulated pulsed light) o Lipiflow®, utilizzato per la cura della sindrome dell’occhio secco, permette di riattivare la secrezione regolare delle stesse, risolvendo l’edema.

Il calore generato dai flash della luce pulsata policromatica, dopo l’applicazione di un gel sulla palpebra, libererà l’ostruzione senza rischi e senza dolore, in pochi minuti di trattamento.

Trattamento chirurgico (Curettage)

Nei casi molto gravi, si interviene chirurgicamente con un procedimento chiamato Curettage, che prevede un’incisione e un raschiamento all’interno della palpebra senza punti di sutura.

Quando si ha un’ulcerazione cutanea, la via principale è quella esterna, che richiederà dei punti di sututa per il recupero ottimale.

L’intervento, svolto in regime ambulatoriale e in anestesia locale, permette l’eliminazione definitiva del calazio.

Tempi di guarigione

Dopo il Curettage sarà sufficiente utilizzare un bendaggio sull’occhio interessato per 5 ore, avendo cura di applicare i colliri antibiotici e steroidei per 10 giorni, 3 volte al giorno.

Generalmente questo tipo di intervento è risolutivo, salvo nei casi di gravi recidive.

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