Il calazio è conseguenza di un’ostruzione di una ghiandola di Meibomio, ad origine non infettiva, che si presenta come una piccola pallina bianca sulla palpebra.
Chiamato anche cisti di Meibomio, il calazio generalmente non provoca dolore, non è contagioso e si risolve spontaneamente entro 10-15 giorni, salvo in alcuni rari casi.
Spesso è confuso con l’orzaiolo, in quanto le manifestazioni sintomatologiche sono simili.
Il calazio

Il calazio è un lipogranuloma (accumulo di grasso) che si forma in corrispondenza del margine palpebrale: interessa le ghiandole di Meibomio, non è una patologia infettiva e ha, in genere, carattere cronico.
Non è una condizione contagiosa: si può manifestare, inoltre, sia come una cisti sulla palpebra superiore che nella palpebra inferiore, così come nella parte interna o esterna.
I sintomi del calazio
Il sintomo principale del calazio è la visibile tumefazione sopra la palpebra.
Presenta, inoltre, edema e arrossamento: è possibile che si avverta anche dolore per un piccolo ascesso, ma non per la tumefazione in sé.
Quando l’edema è di dimensioni notevoli, è possibile che si verifichi anche:
- un leggero annebbiamento visivo, dato da compressione dell’edema sulla cornea;
- una riduzione del campo visivo data da ptosi palpebrale meccanica, ovvero l’abbassamento della palpebra determinato dalla lesione.
Ad ogni modo, l’acuità visiva non viene intaccata, ma può risultare una condizione particolarmente stressante per il paziente.
Quando il pus si drena, il dolore diminuisce rapidamente e la guarigione procede nell’arco di pochi giorni, lasciando al massimo un lieve rigonfiamento residuo che scompare senza necessità di interventi particolari.
Successivamente, tende a formare una piccola raccolta purulenta che si svuota spontaneamente o con l’applicazione di impacchi caldi.
Nelle fasi iniziali, si presenta come un rigonfiamento arrossato e dolente sul margine della palpebra, che può aumentare di volume nei primi 2–3 giorni.
In genere evolve in modo rapido e si risolve spontaneamente entro 8–9 giorni dall’esordio dei sintomi.
L’orzaiolo, come già anticipato, ha una durata piuttosto breve.
Le cause del calazio

L’insorgenza della tumefazione da calazio è data dal ristagno delle secrezioni lipidiche in una determinata area della palpebra.
Questa condizione può essere causata da:
- disfunzioni intestinali;
- condizioni sistemiche (dermatite seborroica, acne rosacea, leishmaniosi, tubercolosi);
- squilibri ormonali;
- dieta non equilibrata;
- periodi di stress;
- predisposizione genetica alla condizione.
È molto comune che questa condizione si associ a blefarite, soprattutto se mostra frequenti recidive.
La cura del calazio

Il calazio generalmente si risolve spontaneamente, ma possono volerci anche settimane perché scompaia del tutto.
Nei casi in cui sia recidivo o sia conseguenza di altre patologie, il calazio può prevedere diversi trattamenti, come:
- terapia antibiotica o corticosteroidea;
- Lipiflow;
- Curettage.
Terapia antibiotica e corticosteroidea
Se la condizione non si risolve spontaneamente entro 10-15 giorni, si possono utilizzare colliri o creme antibiotici come prescritto dallo specialista, che talvolta possono essere combinati con cortisone per uso esterno.
È importante promuovere il drenaggio delle secrezioni e mantenere una dieta equilibrata.
Nei casi in cui i calazi di grandi dimensioni non regrediscono dopo 6-8 settimane nonostante il trattamento medico, lo specialista potrebbe raccomandare un intervento chirurgico di Curettage.
Lipiflow
Il LipiFlow è il trattamento più innovativo esistente per la prevenzione della calaziosi recidivante.
Sfrutta il calore e la pressione palpebrale per favorire lo svuotamento delle ghiandole di Meibomio e quindi la loro corretta funzionalità.
Lo strumento agisce contemporaneamente su entrambe le palpebre, il trattamento è totalmente indolore e ha una durata di circa 12 minuti.
Il LipiFlow, infatti, usando il calore ed il massaggio pressorio, rimuove le cellule epiteliali ormai degenerate ed i prodotti di escrezione cellulari accumulati nel dotto ghiandolare.
Generalmente viene ripetuto una volta ogni 4-6 mesi per favorire un corretto funzionamento delle ghiandole e prevenire le possibili recidive del calazio.
Intervento chirurgico per il calazio
Nei casi estremamente gravi, si interviene chirurgicamente con un procedimento chiamato Curettage, che prevede un’incisione e il raschiamento all’interno della palpebra senza punti di sutura.
Quando si ha un’ulcerazione cutanea, la via principale è quella esterna, che diversamente richiede dei punti di sutura per il recupero ottimale.
L’intervento, svolto in regime ambulatoriale e in anestesia locale, permette l’eliminazione definitiva del calazio.
Tempi di guarigione del Curettage
Dopo il Curettage sarà sufficiente utilizzare un bendaggio sull’occhio interessato per 5 ore circa, avendo cura di applicare i colliri antibiotici e steroidei come da prescrizione medica.
Generalmente questo tipo di intervento è risolutivo, salvo nei casi di gravi recidive.
Prevenzione del calazio
La prevenzione del calazio si basa soprattutto su una corretta igiene palpebrale e su alcune buone abitudini quotidiane.
È importante detergere regolarmente il bordo delle palpebre per evitare l’accumulo di secrezioni che possono ostruire le ghiandole di Meibomio, rimuovendo sempre con attenzione il make-up e preferendo cosmetici di qualità per ridurre il rischio di irritazioni.
Anche un uso corretto delle lenti a contatto, evitando tempi di utilizzo eccessivamente prolungati e rispettando le norme di pulizia, aiuta a proteggere la superficie oculare.
Una dieta equilibrata ricca di nutrienti può favorire il corretto funzionamento delle ghiandole, mentre sottoporsi periodicamente a un controllo della vista consente di individuare precocemente eventuali condizioni predisponenti, come blefarite o occhio secco, riducendo il rischio di recidive.
Domande frequenti
Le differenze tra calazio e orzaiolo

L’orzaiolo è di natura infettiva, a differenza del calazio, che risulta essere un’infiammazione cronica.
Le differenze principali sono, dunque, nella natura, nell’esito finale e nella durata:
- il calazio tende a diventare una piccola cisti indolore al centro della palpebra, dalla durata di 10-15 giorni e non è contagioso;
- l’orzaiolo tende a posizionarsi sul margine palpebrale, è spesso associato a dolore e fastidio e dura, invece, circa 8-9 giorni.
L’orzaiolo, inoltre, interessa principalmente le ghiandole di Zeis o di Moll e manifesta una crescita più rapida: inoltre non cronicizza come il calazio che a volte, per questa sua natura degenerativa, necessita di intervento chirurgico.
L’orzaiolo, invece, può essere trattato con terapia antibiotica orale o con un’incisione seguita da drenaggio del contenuto, ad opera del personale medico.
È importante sottolineare, tuttavia, che la trasformazione dell’orzaiolo in calazio è un evento comune.
Orzaiolo: quanto dura?
L’orzaiolo, come già anticipato, ha una durata piuttosto breve.
In genere evolve in modo rapido e si risolve spontaneamente entro 8–9 giorni dall’esordio dei sintomi.
Nelle fasi iniziali, si presenta come un rigonfiamento arrossato e dolente sul margine della palpebra, che può aumentare di volume nei primi 2–3 giorni.
Successivamente, tende a formare una piccola raccolta purulenta che si svuota spontaneamente o con l’applicazione di impacchi caldi. Quando il pus si drena, il dolore diminuisce rapidamente e la guarigione procede nell’arco di pochi giorni, lasciando al massimo un lieve rigonfiamento residuo che scompare senza necessità di interventi particolari.
Il calazio si riassorbe da solo?
Il calazio tende spesso a riassorbirsi da solo nell’arco di alcune settimane, soprattutto se non è particolarmente grande o infiammato.
In molti casi basta applicare impacchi caldi quotidiani per favorire il drenaggio della ghiandola ostruita e accelerare la guarigione naturale.
Tuttavia, se il rigonfiamento persiste oltre 3–4 settimane, aumenta di volume o diventa fastidioso, è consigliabile una visita oculistica per valutare terapie mirate o procedure specifiche.




