Il calazio è un’infiammazione della palpebra causata dall’ostruzione di una ghiandola di Meibomio, con conseguente accumulo delle secrezioni lipidiche.
Si manifesta generalmente come un nodulo o rigonfiamento palpebrale, spesso indolore e di origine non infettiva.
Chiamato anche cisti di Meibomio, il calazio generalmente non provoca dolore e non è contagioso. In molti casi tende a riassorbirsi spontaneamente, anche se la completa scomparsa del rigonfiamento può richiedere diverse settimane.
Spesso è confuso con l’orzaiolo, in quanto le manifestazioni sintomatologiche sono simili.

Il calazio
Il calazio è un lipogranuloma (accumulo di grasso) che si forma in corrispondenza del margine palpebrale: interessa le ghiandole di Meibomio, non è una patologia infettiva e ha, in genere, carattere cronico.
Non è una condizione contagiosa: si può manifestare, inoltre, sia come una cisti sulla palpebra superiore che nella palpebra inferiore, così come nella parte interna o esterna.
I sintomi del calazio
Il sintomo principale del calazio è la visibile tumefazione sopra la palpebra.
Presenta, inoltre, edema e arrossamento: è possibile che si avverta anche dolore per un piccolo ascesso, ma non per la tumefazione in sé.
Quando l’edema è di dimensioni notevoli, è possibile che si verifichi anche:
- un leggero annebbiamento visivo, dato da compressione dell’edema sulla cornea;
- una riduzione del campo visivo data da ptosi palpebrale meccanica, ovvero l’abbassamento della palpebra determinato dalla lesione.
Ad ogni modo, l’acuità visiva non viene intaccata, ma può risultare una condizione particolarmente stressante per il paziente.
Quando il pus si drena, il dolore diminuisce rapidamente e la guarigione procede nell’arco di pochi giorni, lasciando al massimo un lieve rigonfiamento residuo che scompare senza necessità di interventi particolari.
Successivamente, tende a formare una piccola raccolta purulenta che si svuota spontaneamente o con l’applicazione di impacchi caldi.
Nelle fasi iniziali, si presenta come un rigonfiamento arrossato e dolente sul margine della palpebra, che può aumentare di volume nei primi 2–3 giorni.
In genere evolve in modo rapido e si risolve spontaneamente entro 8–9 giorni dall’esordio dei sintomi.
L’orzaiolo, come già anticipato, ha una durata piuttosto breve.
Le cause del calazio

L’insorgenza della tumefazione da calazio è data dal ristagno delle secrezioni lipidiche in una determinata area della palpebra.
Alcune condizioni possono favorire l’ostruzione delle ghiandole e la comparsa di calazi, soprattutto quando gli episodi sono ricorrenti.
Tra i principali fattori predisponenti rientrano:
- blefarite e disfunzione delle ghiandole di Meibomio;
- rosacea, in particolare quando interessa anche la superficie oculare;
- alterazioni delle secrezioni lipidiche e dell’equilibrio del film lacrimale.
La cura del calazio

Il trattamento del calazio dipende dalle dimensioni della lesione, dalla sua persistenza e dall’eventuale presenza di condizioni associate.
In prima battuta possono essere indicati impacchi caldi e igiene palpebrale; nei casi persistenti o recidivanti l’oculista può valutare terapie farmacologiche o procedure specifiche.
Terapia antibiotica e corticosteroidea
Il trattamento iniziale del calazio può prevedere impacchi caldi e una corretta igiene palpebrale, con l’obiettivo di favorire la fluidificazione e il drenaggio delle secrezioni.
L’eventuale utilizzo di farmaci topici viene valutato dall’oculista in presenza di infiammazione significativa o di condizioni associate.
Nei casi in cui i calazi di grandi dimensioni non regrediscono dopo 6-8 settimane nonostante il trattamento medico, lo specialista potrebbe raccomandare un intervento chirurgico di Curettage.
Lipiflow
Nei pazienti con disfunzione delle ghiandole di Meibomio, condizione che può favorire la comparsa di calazi ricorrenti, l’oculista può valutare trattamenti specifici come LipiFlow.
Il dispositivo combina calore e pressione controllata sulle palpebre per favorire la fluidificazione e la fuoriuscita delle secrezioni accumulate nelle ghiandole.
Lo strumento agisce contemporaneamente su entrambe le palpebre, il trattamento è totalmente indolore e ha una durata di circa 12 minuti.
Intervento chirurgico per il calazio
Nei casi estremamente gravi, si interviene chirurgicamente con un procedimento chiamato Curettage, che prevede un’incisione e il raschiamento all’interno della palpebra senza punti di sutura.
Quando si ha un’ulcerazione cutanea, la via principale è quella esterna, che diversamente richiede dei punti di sutura per il recupero ottimale.
L’intervento, svolto in regime ambulatoriale e in anestesia locale, permette l’eliminazione definitiva del calazio.
Tempi di guarigione del Curettage
Dopo il Curettage sarà sufficiente utilizzare un bendaggio sull’occhio interessato per 5 ore circa, avendo cura di applicare i colliri antibiotici e steroidei come da prescrizione medica.
Generalmente questo tipo di intervento è risolutivo, salvo nei casi di gravi recidive.
Prevenzione del calazio
La prevenzione del calazio si basa soprattutto su una corretta igiene palpebrale e su alcune buone abitudini quotidiane.
È importante detergere regolarmente il bordo delle palpebre per evitare l’accumulo di secrezioni che possono ostruire le ghiandole di Meibomio, rimuovendo sempre con attenzione il make-up e preferendo cosmetici di qualità per ridurre il rischio di irritazioni.
Anche un uso corretto delle lenti a contatto, evitando tempi di utilizzo eccessivamente prolungati e rispettando le norme di pulizia, aiuta a proteggere la superficie oculare.
Una dieta equilibrata ricca di nutrienti può favorire il corretto funzionamento delle ghiandole, mentre sottoporsi periodicamente a un controllo della vista consente di individuare precocemente eventuali condizioni predisponenti, come blefarite o occhio secco, riducendo il rischio di recidive.
Domande frequenti
Le differenze tra calazio e orzaiolo

Il calazio tende a presentarsi come un nodulo palpebrale circoscritto e generalmente poco doloroso, che può persistere per diverse settimane. L’orzaiolo ha invece origine infettiva, compare più frequentemente vicino al margine palpebrale ed è spesso associato a dolore e arrossamento.
In alcuni casi, dopo la risoluzione della fase acuta di un orzaiolo, può persistere un nodulo infiammatorio con caratteristiche simili a quelle di un calazio.o comune.
Orzaiolo: quanto dura?
L’orzaiolo, come già anticipato, ha una durata piuttosto breve.
In genere evolve in modo rapido e si risolve spontaneamente entro 8–9 giorni dall’esordio dei sintomi.
Nelle fasi iniziali, si presenta come un rigonfiamento arrossato e dolente sul margine della palpebra, che può aumentare di volume nei primi 2–3 giorni.
Successivamente, tende a formare una piccola raccolta purulenta che si svuota spontaneamente o con l’applicazione di impacchi caldi. Quando il pus si drena, il dolore diminuisce rapidamente e la guarigione procede nell’arco di pochi giorni, lasciando al massimo un lieve rigonfiamento residuo che scompare senza necessità di interventi particolari.
Il calazio si riassorbe da solo?
Il calazio tende spesso a riassorbirsi da solo nell’arco di alcune settimane, soprattutto se non è particolarmente grande o infiammato.
In molti casi basta applicare impacchi caldi quotidiani per favorire il drenaggio della ghiandola ostruita e accelerare la guarigione naturale.
Tuttavia, se il rigonfiamento persiste oltre 3–4 settimane, aumenta di volume o diventa fastidioso, è consigliabile una visita oculistica per valutare terapie mirate o procedure specifiche.

