Cataratta

cataratta

Che cos’è il cristallino?

Il cristallino è una lente posta all’interno dell’occhio che ha la funzione di mettere a fuoco le immagini che osserviamo, a diverse distanze, attraverso un meccanismo muscolare dinamico noto con il nome di accomodazione.

Il cristallino è connesso al corpo ciliare attraverso le fibre zonulari ed è costituito da tre parti:

  • il nucleo;
  • la corticale;
  • la capsula.

Un cristallino normale è trasparente. Ogni opacità congenita o acquisita del cristallino, indipendentemente degli effetti sulla visione, prende il nome di cataratta.

messa a fuoco con cataratta

I sintomi della cataratta

Il sintomo più rilevante è la progressiva perdita di nitidezza delle immagini che osserviamo si manifesta insieme ad altri sintomi quali:

  • visione annebbiata;
  • elevata sensibilità alla luce con sensazioni di abbagliamento;
  • aloni intorno alle sorgenti luminose (fari delle auto, per esempio);
  • riduzione della visibilità notturna;
  • diminuzione del contrasto delle immagini;
  • variazione del difetto visivo preesistente e necessità di aggiornare frequentemente gli occhiali.
vista nitida da lontantovista con cataratta

Quali sono le cause?

  • L’età (cataratta senile);
  • l’esposizione ai raggi ultravioletti;
  • i traumi oculari;
  • l’uso di farmaci, come i cortisonici;
  • malattie sistemiche, come il diabete;
  • malattie oculari, come il glaucoma e la miopia elevata.

La classificazione

La cataratta acquisita viene comunemente classificata in base alle cause:

  1. giovanile (inferiore ai 65 anni);
  2. senile (dai 65 anni);
  3. traumatica;
  4. indotta da farmaci (detta anche iatrogena);
  5. indotta da altre malattie (detta anche secondaria).

Oppure può essere classificata in base alla localizzazione dell’opacità del cristallino:

  1. cataratta nucleare;
  2. cataratta corticale;
  3. cataratta sottocapsulare (anteriore o posteriore).

Oppure può essere classificata in base al grado di opacità:

  • cataratta Immatura o Iniziale (grado 1);
  • cataratta Matura (grado da 2 a 3);
  • cataratta Ipermatura (grado 4);
  • cataratta Morgagnana (grado 4 con liquefazione della corticale).

La cataratta senile

La cataratta non è una malattia trasmissibile da un occhio all’altro né da una persona all’altra.

La cataratta senile è di gran lunga la forma più frequente di cataratta ed è dovuta all’invecchiamento fisiologico e progressivo del cristallino.

È una condizione oculare che sopraggiunge comunemente con l’avanzare dell’età, talvolta già a partire dai 50 anni.

Il metabolismo ed il rinnovamento cellulare rallentano e si modificano negli anni portando a diversi tipi di fenomeni indesiderati, tra questi, nel caso della cataratta, l’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio che permette di mettere a fuoco sulla retina gli oggetti a seconda della loro distanza.

Pur essendo comunemente un evento naturale legato all’età, la cataratta senile può talora comparire più precocemente a causa di un pregresso trauma oculare, alla pre-esistenza di determinate malattie (ad esempio il diabete), all’assunzione di alcuni medicinali (in particolare cortisonici), a interventi pregressi di chirurgia oculare, a fattori ereditari etc.

La perdita della visione causata dallo stadio avanzato di questa patologia è reversibile grazie ad un intervento chirurgico che prevede l’eliminazione del cristallino opacizzato – che impedisce il normale passaggio della luce – e la sua sostituzione con un cristallino artificiale perfettamente trasparente.

La diagnosi

La cataratta viene diagnosticata con l’ausilio di specifici strumenti.

A tal fine è opportuno effettuare una visita oculistica completa.

L’oculista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. La parte posteriore del bulbo oculare potrà, inoltre, essere esaminata con uno strumento (lampada a fessura) per valutare se ci siano ulteriori alterazioni oculari che potrebbero contribuire alla riduzione della qualità visiva.

Le metodiche utilizzate per diagnosticare la cataratta sono:

  • esame biomicroscopico con lampada a fessura;
  • esame completo della refrazione e della acutezza visiva;
  • biometria;
  • biomicroscopia dell’endotelio corneale;
  • ecografia bulbare;
  • eventuali esami retinici (tomografia ottica – OCT);
  • topografia e tomografia corneale;
  • campimetria computerizzata e pachimetria corneale;
  • valutazione della motilità con visita ortottica.

L’intervento chirurgico

L’intervento di cataratta è l’intervento chirurgico più eseguito al mondo.

È una prestazione ambulatoriale, perciò non richiede giorni di degenza.
L’intervento si rende necessario quando la cataratta provoca un calo della vista rilevante in rapporto alle esigenze del paziente o quando il procrastinare l’intervento aumenterebbe i rischi operatori legati a una maggiore durezza del cristallino.

Ci sono poi casi in cui l’intervento di cataratta dà luogo a ulteriori vantaggi, contribuendo, per esempio, a ridurre la pressione intraoculare nei pazienti affetti da glaucoma. In questi pazienti spesso l’intervento di cataratta viene anticipato al fine di gestire meglio la pressione oculare.

Il medico oculista dovrà, quindi, decidere assieme al paziente quale sia il momento migliore per effettuare l’intervento.

L’intervento della cataratta si svolge in quattro step:

  1. incisione corneale;
  2. capsulotomia anteriore che consiste nel creare un’apertura circolare sulla capsula anteriore del cristallino;
  3. rimozione del nucleo catarattoso dopo frammentazione del cristallino con ultrasuoni;
  4. impianto della lente intraoculare;

L’impianto di una lente intraoculare è fondamentale per sostituire il potere diottrico prima esercitato dal cristallino; potendo scegliere il potere della lente intraoculare da impiantare, è possibile, anche, correggere i difetti visivi esistenti prima dell’avvento della cataratta (miopia, astigma-tismo, ipermetropia e presbiopia).

Per calcolare la lente intraoculare si esegue la biometria, un esame non invasivo in grado di calcolare le caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente.

Il più delle volte l’intervento di cataratta viene effettuato in anestesia topica, ovvero con la sola istillazione di collirio anestetico, senza punture e a paziente sveglio.

Non è un intervento doloroso e anche nelle ore immediatamente successive all’intervento non si sente generalmente dolore.

La gestione post-operatoria consiste nell’istillazione di gocce di collirio per alcune settimane.

Il giorno successivo è prevista una visita di controllo a cui ne segue un’altra generalmente dopo 15-20 giorni. Per poter prescrivere un occhiale, laddove necessario, bisogna aspettare almeno 30-40 giorni.

L’intervento con il laser a femtosecondi

La nuova frontiera per l’intervento di cataratta si chiama laser a femto-secondi, una tecnica che sfrutta impulsi laser della durata del miliardesimo di secondo e consente di eseguire alcune delle principali fasi operatorie. Il laser lavora, quindi, congiuntamente alle mani del chirurgo al fine di effettuare in sinergia l’intero procedimento chirurgico.

Si tratta di una tecnica rivoluzionaria che la scienza (recente premio Nobel), in continua evoluzione, ha messo a punto qualche anno fa; essa consente maggior precisione d’intervento associate ad un decorso post-operatorio più semplice.

Il laser è quindi in grado di ridurre la variabilità nell’esecuzione delle fasi dell’intervento; tuttavia, nei casi più complessi, come cataratte evolute o molto dure, scarsa dilatazione della pupilla, presenza di opacità o irregolarità corneali, la tecnica tradizionale rimane ancora il gold standard.

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Le lenti intraoculari toriche

La maggior parte delle persone affette da cataratta vuole avere una visione chiara dopo la chirurgia della cataratta, ma anche eliminare gli occhiali o le lenti a contatto.

Una spiacevole sorpresa dopo l’intervento è, per esempio, la persistenza dell’astigmatismo preoperatorio.

L’astigmatismo è molto comune prima e dopo la chirurgia della cataratta. Quasi una persona su tre che è candidata alla chirurgia della cataratta ha almeno una diottria (D) di astigmatismo, che è sufficiente a causare una visione visibilmente offuscata senza occhiali o lenti a contatto.

Uno studio sui difetti visivi ha rilevato che il 29% della popolazione ha tra 1,0 e 2,0 D di astigmatismo, il 6,5% tra 2,0 e 3,0 D, e 2,2% ha almeno 3,0 D.
Questi risultati suggeriscono che quasi quattro persone su dieci presentano una quantità significativa di astigmatismo.

In passato, le lenti intraoculari (IOL) utilizzate nella chirurgia della cataratta non potevano correggere l’astigmatismo. Talvolta, si sceglieva di praticare incisioni nella cornea durante l’intervento di cataratta, una procedura chiamata incisioni rilassanti limbari (LRI).

Sfortunatamente, la procedura LRI può correggere solo quantità limitate di astigmatismo e talvolta i risultati non sono prevedibili.

Per fortuna, lenti intraoculari speciali (chiamate IOL toriche) sono state sviluppate per correggere completamente l’astigmatismo durante la chirurgia della cataratta.

Come le lenti a contatto morbide toriche, le IOL toriche hanno diversi poteri su diversi meridiani con l’obiettivo di correggere il potere asimmetrico dell’occhio che è caratteristico dell’astigmatismo.

scorretta visione toric intraoculare

La chirurgia della cataratta con un impianto di lenti toriche (IOL) è essenzialmente la stessa della chirurgia della cataratta con IOL convenzionale, ma con un paio di importanti differenze.

Prima dell’intervento chirurgico, vengono effettuate particolari misurazioni al fine di consentire al chirurgo di scegliere il potere corretto della IOL torica, ma soprattutto l’orientamento della stessa richiesto dall’impianto per correggere tutto l’astigmatismo.

Inoltre, durante l’intervento, la lente torica viene impiantata nell’occhio e ruotata in modo che sia allineata con l’asse dell’astigmatismo.

L’uso di una IOL torica durante la chirurgia della cataratta non aumenta il rischio di comuni complicazioni della chirurgia della cataratta, ma una IOL torica disallineata può causare una visione offuscata che non può essere facilmente corretta con occhiali o lenti a contatto.

Le lenti intraoculari per la presbiopia

Se, invece, il paziente ha bisogno di un intervento di cataratta e desidera non indossare più nessun tipo di occhiale dopo l’intervento, dovrebbe prendere in considerazione l’impianto delle lenti intraoculari multi-focali (IOL).

In passato, l’obiettivo principale della chirurgia della cataratta era quello di ripristinare la visione del paziente al fine di poter guidare, guardare la televisione o eseguire altre attività di visione a distanza.

Quindi, per vedere chiaramente da vicino, una persona aveva bisogno di indossare occhiali bifocali o da lettura, per correggere l’inevitabile presbiopia post-chirurgica.

Ma oggi i pazienti affetti da cataratta hanno la possibilità di scegliere le IOL multifocali, in grado di correggere la visione per lontano, per vicino e per tutte le distanze intermedie.

Queste IOL dedicate alla correzione della presbiopia sono simili alle lenti a contatto multifocali, tuttavia, poiché sono impiantate all’interno dell’occhio, non richiedono alcuna cura e sostituzione di routine come le lenti a contatto.

Esistono diverse tipologie di lenti intraoculari multifocali, ma trifocali, a profondità di fuoco (EDOF) ed a fuoco continuo (CTF) sono ad oggi considerate come i modelli più innovativi.

Le IOL TRIFOCALI

Le IOL trifocali sono il frutto di un importante progresso tecnologico, capace di supportare il nuovo stile di vita dei pazienti più esigenti.

La zona ottica delle trifocali possiede una componente per la visione da lontano, una da vicino, che consente la lettura ad una distanza confortevole, ed una per la visione intermedia, che migliora significativamente la visione di mezzo senza compromettere quella per vicino o per lontano.

lente iol trifocale
Le trifocali garantiscono, quindi, un’eccellente visione ad ogni distanza. Per i pazienti rappresenta l’opportunità ideale di vivere una vita attiva senza occhiali, apprezzandone ogni istante.

Le IOL EDOF

Le IOL a profondità di fuoco (EDOF) sono lenti caratterizzate dalla creazione di un unico fuoco continuo, che dovrebbe permettere una visione di alta qualità a tutte le distanze riducendo al minimo i disturbi visivi post-operatori.

lenti occhi iol trifocale

Attorno a queste lenti si è creato subito un notevole interesse, che ha portato a scoprire che circa il 50% degli occhi impiantati aveva un’acutezza visiva per lontano paragonabile a quella di una IOL monofo-cale ed un’acutezza visiva a 60 cm di almeno 8/10.

Questo tipo di lenti intraoculari, può essere utilizzato in un’ampia varietà di pazienti in quanto permette una buona indipendenza dagli occhiali per gran parte delle attività quotidiane, guida, uso del PC e del cellulare senza creare fastidiosi disturbi ottici.

Le IOL CTF

Le ultime giunte sul mercato, ma di notevole interesse sono le IOL a fuoco continuo (CTF), che rappresentano l’ulteriore evoluzione delle EDOF con la caratteristica principale di non risentire delle variazioni delle dimensioni di pupilla a seconda delle condizioni di luminosità.

lenti iol ctf

Le CTF permettono una visione naturale a tutte le distanze grazie alle zone di transizione dell’ottica, offrendo una gamma completa di visione da vicino all’infinito con una transizione continua e fluida.

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