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dr. Gaspare Monaco

Responsabile dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Policlinico San Donato.

La fotobiomodulazione: il trattamento innovativo per la degenerazione maculare

La fotobiomodulazione sta emergendo come un trattamento capace di rallentare o - in alcuni casi - migliorare la degenerazione maculare secca.
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La fotobiomodulazione maculare sta emergendo come un trattamento promettente, non invasivo e indolore, capace di rallentare, e in alcuni casi migliorare, la funzione visiva nei pazienti con degenerazione maculare secca.

La degenerazione maculare legata all’età è una delle principali cause di perdita della vista nelle persone oltre i 60 anni. In particolare, la forma secca (che rappresenta circa il 90% dei casi) non ha oggi terapie risolutive.

La fotobiomodulazione

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La fotobiomodulazione maculare (abbreviata anche in PBM, PhotoBioModulation) è una terapia che utilizza luce rossa e infrarossa a bassa intensità per stimolare i processi rigenerativi cellulari.

A differenza della luce laser ad alta potenza, la PBM non provoca calore né danneggia i tessuti, ma agisce a livello mitocondriale, migliorando il metabolismo delle cellule e riducendo lo stress ossidativo.

Nel trattamento della retina, la fotobiomodulazione maculare si è dimostrata in grado di:

  • aumentare la produzione di energia (ATP);
  • ridurre le infiammazioni locali;
  • contrastare lo stress ossidativo;
  • favorire il rinnovamento cellulare e il microcircolo retinico.

La fotobiomodulazione maculare

La degenerazione maculare secca (AMD) è caratterizzata da un accumulo di depositi chiamati drusen sotto la retina, perdita graduale dei fotorecettori e danneggiamento dell’epitelio pigmentato retinico (RPE).

Questi processi sono aggravati da stress ossidativo e infiammazione cronica, due target diretti della fotobiomodulazione.

Studi clinici hanno evidenziato che la PBM:

  • può ridurre il volume delle drusen;
  • migliorare la sensibilità al contrasto e, in alcuni casi, l’acuità visiva;
  • rallentare la progressione della malattia nella forma secca;
  • alleviare affaticamento visivo e disturbi legati alla visione centrale.

I benefici della fotobiomodulazione agli occhi

Diversi studi clinici internazionali hanno documentato i benefici della fotobiomodulazione per la degenerazione maculare secca:

  • gli studi clinici Lightsite II e III hanno mostrato un miglioramento medio dell’acuità visiva di 5 lettere sulla scala ETDRS dopo 3 mesi di trattamento, con benefici che si mantenevano per oltre 6 mesi in molti pazienti;
  • riduzione del carico di drusen visibile alla tomografia a coerenza ottica (OCT);
  • miglioramento soggettivo della qualità visiva riportato da pazienti anziani, senza effetti collaterali rilevanti.

Fonte: (Lightsite II, Lightsite III)

I vantaggi della fotobiomodulazione maculare

La fotobiomodulazione rappresenta una delle opzioni più innovative e sicure oggi disponibili per affrontare la degenerazione maculare secca.

I suoi benefici si estendono su più livelli, sia in termini clinici sia in termini di esperienza per il paziente.

Di seguito i principali vantaggi:

  • è non invasiva e indolore;
  • non prevede iniezioni o farmaci;
  • può essere ripetuta nel tempo senza effetti cumulativi nocivi;
  • non sostituisce ma integra l’approccio oftalmologico tradizionale.

Chi può sottoporsi al trattamento?

La fotobiomodulazione è indicata principalmente per pazienti con:

  • degenerazione maculare secca di grado lieve o intermedio;
  • visione centrale ancora parzialmente conservata;
  • presenza di drusen visibili all’OCT;
  • assenza di neovascolarizzazione attiva (forma umida).

Non è invece adatta per pazienti con degenerazione avanzata, atrofia geografica estesa o AMD di tipo neovascolare attiva, per i quali restano indicati altri approcci come le iniezioni intravitreali.

Come funziona la fotobiomodulazione

La fotobiomodulazione prevede l’impiego combinato di tre lunghezze d’onda:

  • 590 nm – luce ambra, che agisce sullo strato più superficiale della retina;
  • 660 nm – luce rossa, che penetra nei tessuti fino all’epitelio pigmentato;
  • 850 nm – infrarosso, che raggiunge gli strati più profondi, compresi i mitocondri dei fotorecettori.

Il trattamento si esegue in regime ambulatoriale, con il paziente seduto davanti al dispositivo: la luce viene erogata in modo controllato per circa 4-5 minuti per occhio, senza dolore né necessità di anestesia.

Il ciclo completo include 9 sedute in 3 settimane, a seguire saranno necessari i richiami dopo 6 mesi e successivamente una volta all’anno.

Le controindicazioni al trattamento

La fotobiomodulazione è generalmente ben tollerata.

Le uniche controindicazioni assolute sono:

  • patologie retiniche acute non diagnosticate;
  • uso recente di farmaci fotosensibilizzanti;
  • epilessia fotosensibile.

In questi casi è necessaria una valutazione oftalmologica attenta prima di procedere.

Domande frequenti sulla fotobiomodulazione

La fotobiomodulazione maculare è un’alternativa ai farmaci?

No, la PBM non è un trattamento sostitutivo, ma un’opzione complementare che agisce su meccanismi biologici di base (infiammazione, mitocondri, circolazione). Nelle fasi precoci può rallentare la progressione della malattia e stabilizzare la funzione visiva.

Si può fare con il pacemaker o altri impianti?

, la luce emessa non è elettromagnetica né interferisce con dispositivi cardiaci o metallici.

È un trattamento mutuabile?

Attualmente la PBM non è coperta dal SSN in Italia, ma può essere disponibile in cliniche specializzate o in studi privati.

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