La fotobiomodulazione maculare sta emergendo come un trattamento promettente, non invasivo e indolore, capace di rallentare, e in alcuni casi migliorare, la funzione visiva nei pazienti con degenerazione maculare secca.
La degenerazione maculare legata all’età è una delle principali cause di perdita della vista nelle persone oltre i 60 anni. In particolare, la forma secca (che rappresenta circa il 90% dei casi) non ha oggi terapie risolutive.
La fotobiomodulazione

La fotobiomodulazione maculare (abbreviata anche in PBM, PhotoBioModulation) è una terapia che utilizza luce rossa e infrarossa a bassa intensità per stimolare i processi rigenerativi cellulari.
A differenza della luce laser ad alta potenza, la PBM non provoca calore né danneggia i tessuti, ma agisce a livello mitocondriale, migliorando il metabolismo delle cellule e riducendo lo stress ossidativo.
Nel trattamento della retina, la fotobiomodulazione maculare si è dimostrata in grado di:
- aumentare la produzione di energia (ATP);
- ridurre le infiammazioni locali;
- contrastare lo stress ossidativo;
- favorire il rinnovamento cellulare e il microcircolo retinico.
La fotobiomodulazione maculare
La degenerazione maculare secca (AMD) è caratterizzata da un accumulo di depositi chiamati drusen sotto la retina, perdita graduale dei fotorecettori e danneggiamento dell’epitelio pigmentato retinico (RPE).
Questi processi sono aggravati da stress ossidativo e infiammazione cronica, due target diretti della fotobiomodulazione.
Studi clinici hanno evidenziato che la PBM:
- può ridurre il volume delle drusen;
- migliorare la sensibilità al contrasto e, in alcuni casi, l’acuità visiva;
- rallentare la progressione della malattia nella forma secca;
- alleviare affaticamento visivo e disturbi legati alla visione centrale.
I benefici della fotobiomodulazione agli occhi
Diversi studi clinici internazionali hanno documentato i benefici della fotobiomodulazione per la degenerazione maculare secca:
- gli studi clinici Lightsite II e III hanno mostrato un miglioramento medio dell’acuità visiva di 5 lettere sulla scala ETDRS dopo 3 mesi di trattamento, con benefici che si mantenevano per oltre 6 mesi in molti pazienti;
- riduzione del carico di drusen visibile alla tomografia a coerenza ottica (OCT);
- miglioramento soggettivo della qualità visiva riportato da pazienti anziani, senza effetti collaterali rilevanti.
Fonte: (Lightsite II, Lightsite III)
I vantaggi della fotobiomodulazione maculare
La fotobiomodulazione rappresenta una delle opzioni più innovative e sicure oggi disponibili per affrontare la degenerazione maculare secca.
I suoi benefici si estendono su più livelli, sia in termini clinici sia in termini di esperienza per il paziente.
Di seguito i principali vantaggi:
- è non invasiva e indolore;
- non prevede iniezioni o farmaci;
- può essere ripetuta nel tempo senza effetti cumulativi nocivi;
- non sostituisce ma integra l’approccio oftalmologico tradizionale.
Chi può sottoporsi al trattamento?
La fotobiomodulazione è indicata principalmente per pazienti con:
- degenerazione maculare secca di grado lieve o intermedio;
- visione centrale ancora parzialmente conservata;
- presenza di drusen visibili all’OCT;
- assenza di neovascolarizzazione attiva (forma umida).
Non è invece adatta per pazienti con degenerazione avanzata, atrofia geografica estesa o AMD di tipo neovascolare attiva, per i quali restano indicati altri approcci come le iniezioni intravitreali.
Come funziona la fotobiomodulazione
La fotobiomodulazione prevede l’impiego combinato di tre lunghezze d’onda:
- 590 nm – luce ambra, che agisce sullo strato più superficiale della retina;
- 660 nm – luce rossa, che penetra nei tessuti fino all’epitelio pigmentato;
- 850 nm – infrarosso, che raggiunge gli strati più profondi, compresi i mitocondri dei fotorecettori.
Il trattamento si esegue in regime ambulatoriale, con il paziente seduto davanti al dispositivo: la luce viene erogata in modo controllato per circa 4-5 minuti per occhio, senza dolore né necessità di anestesia.
Il ciclo completo include 9 sedute in 3 settimane, a seguire saranno necessari i richiami dopo 6 mesi e successivamente una volta all’anno.
Le controindicazioni al trattamento
La fotobiomodulazione è generalmente ben tollerata.
Le uniche controindicazioni assolute sono:
- patologie retiniche acute non diagnosticate;
- uso recente di farmaci fotosensibilizzanti;
- epilessia fotosensibile.
In questi casi è necessaria una valutazione oftalmologica attenta prima di procedere.
Domande frequenti sulla fotobiomodulazione
La fotobiomodulazione maculare è un’alternativa ai farmaci?
No, la PBM non è un trattamento sostitutivo, ma un’opzione complementare che agisce su meccanismi biologici di base (infiammazione, mitocondri, circolazione). Nelle fasi precoci può rallentare la progressione della malattia e stabilizzare la funzione visiva.
Si può fare con il pacemaker o altri impianti?
Sì, la luce emessa non è elettromagnetica né interferisce con dispositivi cardiaci o metallici.
È un trattamento mutuabile?
Attualmente la PBM non è coperta dal SSN in Italia, ma può essere disponibile in cliniche specializzate o in studi privati.



