Contattologia

La contattologia è una disciplina che si occupa della tecnica di applicazione delle lenti a contatto; è una specializzazione in costante evoluzione e caratterizzata dall’uso e dallo studio di materiali innovativi sempre più confortevoli.

Quando si usano le lenti a contatto?

Correzione dei difetti visivi

Le lenti a contatto vengono utilizzate soprattutto per la correzione dei difetti visivi.
Costituiscono, infatti, un’alternativa valida ed efficace agli occhiali per correggere:

  • miopia;
  • ipermetropia;
  • astigmatismo;
  • presbiopia.

In genere, vengono utilizzate fino a quando l’età del paziente non consenta di sottoporsi al trattamento laser agli occhi.

La correzione del difetto visivo con lente a contatto viene spesso utilizzata anche nei bambini per trattare, ad esempio, l’ambliopia, comunemente detta occhio pigro, e l’anisometropia, ovvero quando esista una notevole differenza tra i due occhi in termini di diottrie.

Sport e lavoro

Le lenti a contatto hanno anche vantaggi molto pratici nello sport e in alcuni ambiti professionali.

Molti sportivi adottano questa soluzione, a partire dagli sport da contatto come boxe, arti marziali, lotta, ma anche calcio, tennis e basket fino al golf: esempi che tutti noi conosciamo sono Cristiano Ronaldo, Novak Djokovic, Dwight Howard e Phil Mickelson.

Per il tennis, esistono particolari lenti morbide siliconate, che raramente si staccano anche se sottoposte a bruschi movimenti e, contemporaneamente, evidenziano il colore giallo della pallina.

Esistono inoltre delle particolari lenti colorate, ideali per il golf, che aumentano la performance visiva e permettono di visualizzare meglio la pallina in determinate condizioni di campo – pendenza, distanza – o atmosferiche.

Uno sport che richiede invece molta attenzione è il nuoto in cui l’uso di qualsiasi tipologia di lenti a contatto, aumenta il rischio di infezioni oculari a causa dei microorganismi presenti nell’acqua.

Un consiglio per chi pratica questo sport è quello di utilizzare lenti “usa e getta” che, se utilizzate con la dovuta cura e manutenzione, abbassano il rischio di contaminazione batterica.

Per gli sport invernali come lo sci e lo snowboard, a causa del vento e del freddo, è sempre consigliato l’uso di maschere ed occhiali protettivi: proprio per questo molti sciatori professionisti usano lenti a contatto morbide sotto questi dispositivi di protezione.

Stesso discorso vale per le lenti a contatto utilizzate negli ambiti professionali in cui è necessario indossare dei dispositivi di protezione come ad esempio nei cantieri e negli ambulatori chimici.

Contattologia pediatrica e ambliopia

Erroneamente si pensa che le lenti a contatto siano adatte solamente agli adulti: in realtà non è così.

Infatti, possono essere utilizzate persino nei neonati: ad esempio nei bambini operati di cataratta congenita al 2° o 3° mese di vita.

L’utilizzo delle lenti a contatto in età pediatrica ha molti vantaggi:

  • permettono una visione binoculare perfetta;
  • non causano distorsioni delle immagini;
  • sono comode e non intralciano i bambini nelle loro normali attività quotidiane e di gioco;
  • sono apprezzate esteticamente dai bambini che non si sentono a loro agio indossando occhiali da vista.

Molti bambini soffrono di ambliopia, ovvero di un disturbo caratterizzato dalla presenza di un occhio “pigro” che, se non stimolato, finisce per rimanere ipovedente per tutta la vita ed essere escluso dalla visione.

Il principale trattamento dell’ambliopia consiste nella correzione ottica con gli occhiali o lenti a contatto, a cui va poi aggiunto il bendaggio dell’occhio migliore.

A volte i bambini potrebbero preferire l’applicazione di lenti a contatto rispetto all’utilizzo di occhiali per un fattore estetico.

Va ricordato, però, che l’uso di lenti a contatto nei bambini deve essere attentamente monitorato dall’oculista e dai genitori per il rischio infettivologico.

Per tale ragione, nel nostro studio, prima di prescrivere lenti a contatto, un contattologo effettua il corso pre-applicazione ai bambini che dovranno indossare le lenti a contatto, proprio per fornire le corrette informazioni e modalità d’uso ai piccoli pazienti ed ai genitori.

Contattologia medica

La contattologia risulta molto utile anche nella gestione di alcune patologie corneali.
In questi casi particolari le lenti a contatto personalizzate sono l’unico modo per permettere al paziente di avere una buona visione.

I pazienti che più si avvantaggiano di tali tipi di lenti sono quelli affetti da:

  • cheratocono;
  • astigmatismo irregolare;
  • degenerazione pellucida;
  • anomalie della curvatura corneale;
  • disturbi della lacrimazione;
  • pazienti sottoposti a trapianti corneali;
  • pazienti allergici;
  • pazienti con elevata sensibilità corneale;
  • pazienti con patologie palpebrali;
  • pazienti con patologie sistemiche.

Non esiste una regola generale per la scelta della lente a contatto in questi casi specifici, ma possiamo suddividere le lenti in diverse tipologie:

  • LENTI RIGIDE GAS PERMEABILI (RGP) o SEMIRIGIDE: nei casi di difetti visivi elevati, astigmatismo irregolare, cheratocono di stadio medio ed in Ortocheratologia; vengono usate anche nei pazienti intolleranti alle lenti morbide.
  • LENTI SCLERALI: nei casi di cheratocono di stadio elevato, cheratoglobo, degenerazione marginale pellucida, applicazioni su trapianti corneali, forti astigmatismi irregolari o da trazione in seguito a traumi o interventi; vengono usate anche nei casi di elevata sensibilità corneale e di patologie palpebrali
  • LENTI IBRIDE: nei casi di cheratocono e di astigmatismo irregolare, in caso di intolleranza alle RGP.

Idoneità alle lenti a contatto

L’evoluzione delle lenti a contatto ha permesso, negli anni, una praticità e comfort maggiori ma, per essere utilizzate al meglio occorre, come sempre, effettuare una visita oculistica completa e un accurato esame pre-applicativo.

Le lenti a contatto sono classificate come presidio medico chirurgico di classe II A, e quindi necessitano obbligatoriamente della supervisione di figure abilitate al monitoraggio e alla prescrizione delle stesse.

Il professionista deve garantire l’ottimizzazione della funzione visiva tenendo conto delle esigenze e dello stile di vita del paziente.
Spesso si pensa che siano soltanto un ausilio di natura estetica e gestibile in maniera semplice. Niente di più sbagliato!

L’esame preliminare, fondamentale nella scelta della lente migliore per il paziente, consiste in:

  • anamnesi;
  • esame refrattivo (cioè delle diottrie);
  • valutazione ortottica;
  • esame dei segmenti anteriore e posteriore;
  • tomografia corneale;
  • test lacrimali.

Anamnesi

Nella prima parte dell’esame sarà importante investigare lo stile di vita del paziente, lo stato di salute generale e capire le motivazioni che lo spingono ad avvicinarsi al mondo delle lenti a contatto, per capire quale sia la soluzione giusta per lui.

Esame refrattivo

La seconda parte dell’esame è la misurazione della acuità visiva o Visus.

Si tratta di una misurazione quantitativa della funzione dell’apparato visivo e viene espressa comunemente in decimi.

Il paziente dovrà leggere righe di lettere, ma possono essere anche numeri o altri caratteri, di dimensioni sempre più piccole.

Se riuscirà a leggere anche l’ultima riga vuol dire che avrà una acuità visiva pari a dieci decimi (10/10).

Valutazione ortottica

L’esame ortottico prevede l’esecuzione di test mirati alla valutazione della motilità oculare ovvero dell’equilibrio muscolare dei due occhi.

Si occupa, inoltre, di test funzionali che vanno ad indagare la percezione della realtà che ci circonda.

L'esame dei segmenti anteriore e posteriore

Si effettua mediante l’uso del biomicroscopio, comunemente detto “lampada a fessura”, e serve per indagare la salute delle strutture oculari e palpebrali.

Tomografia corneale

È un esame fondamentale per chi inizia ad utilizzare lenti a contatto in quanto fornisce indicazioni sulle caratteristiche ottiche della parte anteriore dell’occhio, la superficie su cui la lente dovrà appoggiarsi.
Vengono analizzate:

  • la curvatura;
  • la forma;
  • le dimensioni,

 di tutte le strutture anteriori dell’occhio, la parte visibile dell’occhio.

A questi dati si aggiungono la misurazione;

  • dell’elevazione della superficie anteriore e posteriore della cornea;
  • lo spessore della cornea;
  • la profondità della camera anteriore, lo spazio compreso tra cornea e iride;
  • l’angolo irido-corneale, la struttura che drena i liquidi nell’occhio.

Test lacrimali

Un fattore fondamentale per il successo di un’applicazione di lenti a contatto dipende anche da una buona funzionalità lacrimale. Per questo vengono utilizzati diversi test:

  • tempo di rottura del film lacrimale tra un ammiccamento ed il successivo (BUT);
  • test di Schirmer;
  • colorazione con fluoresceina e lissamina verde della superficie oculare;
  • meibomiografia;
  • misurazione dell’osmolarità del film lacrimale (Tear Lab).

I tipi di lenti a contatto

Esistono diversi tipi di lenti a contatto tra cui:

  • lenti a contatto morbide hydrogel;
  • lenti a contatto morbide silicone-hydrogel;
  • lenti rigide gas permeabili (rgp) o semirigide;
  • lenti sclerali;
  • lenti ibride;
  • lenti cosmetiche e protesiche;
  • lenti terapeutiche.

Lenti a contatto morbide hydrogel

Sono composte da polimeri hydrogel associati a percentuali d’acqua.

Sono molto sottili e flessibili e per questo si adattano facilmente alla superficie oculare. D’altro canto, lo svantaggio, è che l’acqua all’interno della lente, evapora durante l’utilizzo, facendo sì che non possano essere indossate per più di 6-8 ore giornaliere.

Pro

  • Grande comfort;
  • Elevata biocompatibilità;
  • Idonee per occhi secchi e delicati.

Contro

  • Permeabilità all’ossigeno inferiore;
  • Meno confortevoli dopo molte ore di utilizzo;
  • Meno elastiche rispetto alle lenti in silicone hydrogel.

Lenti a contatto morbide silicone-hydrogel

Sono composte da polimeri hydrogel e siliconici associati a percentuali d’acqua.

Le moderne lenti in silicone idrogel possiedono, quindi, i vantaggi di una elevata trasmissibilità d’ossigeno, che riduce il rischio di ipossia oculare per il portatore.

Lo svantaggio di queste lenti, tuttavia, risiede nel loro basso livello di idratazione e nella tendenza ad accumulare maggiormente i depositi sulla superficie delle lenti.

Pro

  • Alta permeabilità all’ossigeno;
  • Ridotto rischio di sintomi legati all’ipossia;
  • Possibilità di utilizzo come lenti permanenti (Night and Day).

Contro

  • Meno confortevoli sugli occhi secchi e delicati;
  • Maggiore accumulo di depositi;
  • Non idonee per chi è intollerante ai siliconi.

In conclusione, qual è il miglior materiale per le lenti a contatto morbide?

Non esiste “il materiale migliore sul mercato”. Semmai, si dovrebbe parlare di quale sia il materiale più adatto per ogni paziente.

Lenti rigide gas permeabili (rgp) o semirigide

Sono composte da polimeri siliconici, come PMMA (polimetilmetacrilato) con completa assenza d’acqua. Consentono di garantire una maggiore salute oculare, grazie ad un’ossigenazione costante dei tessuti corneali, e un potere correttivo maggiore.

Ad oggi sono tra le prime opzioni per la compensazione di difetti visivi elevati, patologie o alterazioni morfologiche corneali ed in tutti quei casi di Ortocheratologia. 

Lenti sclerali

Sono lenti RGP dal diametro maggiore (circa 25 mm) rispetto alle lenti corneali, che ricoprono quindi tutta la superficie corneale e parzialmente la sclera.

Sono indicate per trattare patologie di diversa natura come:

  • il cheratocono di stadio elevato;
  • il cheratoglobo;
  • la degenerazione marginale pellucida;
  • le applicazioni su trapianti corneali.

Queste lenti vengono utilizzate in alternativa alle RGP corneali in caso di intolleranza o di risultati non soddisfacenti: per esempio nei forti astigmatismi irregolari o da trazione, oppure in seguito a traumi o interventi.

Questo tipo di lenti sono molto ben tollerate grazie all’appoggio sclerale: esse infatti, non entrano in contatto con la cornea che, essendo ricca di terminazioni nervose, risulta molto sensibile. L’appoggio sclerale permette anche al film lacrimale di riempire lo spazio tra la superficie posteriore della lente e la cornea, mantenendo il corretto apporto di ossigeno necessario per il suo metabolismo.

Lenti ibride

Sono lenti a contatto con la parte centrale rigida gas permeabile e la zona periferica morbida in Hydrogel.

La sua particolare geometria permette di combinare la precisione di una lente RGP con il comfort di una morbida. La sua applicazione è indicata soprattutto per la correzione del cheratocono e dell’astigmatismo irregolare e rappresentano una valida alternativa in tutti quei casi di intolleranza alle Lenti RGP.

Lenti cosmetiche e protesiche

Le lenti a contatto per uso cosmetico-protesico sono strumenti risolutivi nei seguenti casi:

  • leucoma parziale o esteso;
  • lesioni traumatiche;
  • aniridia totale o parziale;
  • coloboma;
  • nistagmo;
  • ambliopia;
  • albinismo;
  • strabismo.

Nei casi citati, si applicano lenti annullanti, dal colore molto compatto, con la funzione di barriera parziale (pupilla trasparente), o totale (pupilla oscurata), alle radiazioni luminose.

Il tono di colore e l’andamento trabecolare delle iridi vengono ricopiati da una foto, in primo piano, dell’occhio sano del paziente.

Ridonare ad un soggetto, affetto da una particolare patologia (anche di tipo traumatico), la sua immagine e/o la funzionalità originaria, è oggi un fatto concreto grazie a questo tipo di lenti.

Lenti terapeutiche

Le lenti a contatto terapeutiche vengono utilizzate come bendaggio e servono per proteggere l’occhio e aiutarlo durante la fase di guarigione.

Queste lenti, che solitamente hanno dimensioni più grosse rispetto alle comuni LAC, hanno come scopo primario quello di:

  • coprire la cornea;
  • trattenere l’umidità;
  • proteggere la superficie corneale;
  • evitare il continuo sfregamento della palpebra sull’occhio.

L’ utilizzo di queste lenti migliora sensibilmente la guarigione e allevia il dolore.

Comunemente, le LAC terapeutiche sono utilizzate per:

  • cheratite neurotrofica;
  • cheratopatia bollosa;
  • erosione corneale recidivante;
  • ulcere corneali;
  • post-chirurgia;
  • traumi.

In alcuni casi sono utilizzate come veicolo di sostanze che, restando a contatto con l’occhio per lunghi periodi (fino ad un mese), vengono assorbite meglio.

Tra queste la più innovativa è costruita con materiale Filcon II 3 in soluzione salina tamponata contenente Aloe vera che ha un’azione antimicrobica, antinfiammatoria e riepitelizzante.

Ortocheratologia

L’ortocheratologia è una tecnica non chirurgica con cui è possibile ridurre, variare o eliminare temporaneamente un difetto visivo: si cerca di modificare la forma della cornea attraverso l’applicazione NOTTURNA di lenti a contatto rigide gas permeabili (RGP).

Queste lenti hanno una conformazione particolare, detta a geometria inversa: a differenza delle lenti tradizionali dove le curve periferiche della lente sono più piatte della curva base, in queste lenti le curve periferiche sono più curve della curva base.

Le lenti per ortocheratologia notturna sono costruite con materiali estremamente permeabili all’ossigeno e si portano solo durante il sonno: in questo modo producono una riduzione temporanea del difetto visivo cambiando la forma della superficie corneale, che possiede un certo grado di plasticità.

Quando al mattino la lente viene rimossa, la cornea mantiene per qualche ora una forma modificata, permettendo al paziente di veder bene ad occhio nudo, cioè senza occhiali e senza lenti a contatto.

Se il paziente è costante nell’uso notturno delle lenti, otterrà un effetto stabile nel tempo.

Questo trattamento è completamente reversibile: se si desidera interrompere l’utilizzo, ad esempio per sottoporsi a trattamento laser, è sufficiente un periodo di sospensione perché la cornea ritorni alla sua forma originaria.

Pro e contro

È una tecnica utilizzata da coloro che vogliono essere liberi da occhiali o lenti a contatto durante le attività sportive e a lavoro, soprattutto per chi non si sente ancora pronto o non ha l’età adatta per sottoporsi alla chirurgia refrattiva.

Bisogna però sottolineare che questo tipo di trattamento può essere applicato solamente in determinate condizioni.

Si possono correggere fino a 5 diottrie di miopia, mentre per gradi più elevati, i risultati saranno soltanto una minore dipendenza dagli occhiali ma non la correzione completa del difetto visivo.

Nel caso di ipermetropia e astigmatismo, invece, si possono correggere fino a 3 diottrie.

È importante ricordare che l’Ortocheratologia non fa miracoli: non è per tutti e si applica solo dopo aver eseguito tutti gli esami pre-applicativi e le dovute prove.

La procedura richiede qualche settimana in cui bisogna sottoporsi a test, controlli e possibili sostituzioni, ma già dalla prima settimana è possibile vedere miglioramenti.